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By Michael Amoruso, italian lawyer and Director of Legal & Communication Division of STAM Strategic & Partners Group Ltd

Il 7 Novembre 2019 è stato un giorno storico per il settore della sicurezza privata, soprattutto la sicurezza privata italiana all’estero. Per la prima volta nella storia dell’Italia, infatti, vi è stato un pubblico confronto dialettico, tra un esperto privato della sicurezza internazionale e i componenti della I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, sul dettato normativo previsto da due proposte di legge, la n. 1295/18 e la n. 1869/19, entrambe recanti “Disposizioni in materia di impiego delle guardie giurate all’estero”.

Anzitutto occorre ricordare che la relazione introduttiva alla proposta di legge n. 1295, presentata il 23.10.2018 alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana (di cui la proposta di legge n. 1869/19 è pedissequamente una gemella), pone in rilievo il fenomeno dell’outsourcing e della privatizzazione della sicurezza, utilizzata da alcuni Paesi europei ed extra-europei, per far fronte, tra l’altro, alla necessità di garantire la sicurezza di dirigenti e i lavoratori delle imprese pubbliche e private nonché delle ONGs nei Paesi ad alto rischio. Nella relazione si evidenzia anche lo sviluppo delle Private Military Security Companies (PMSCs), i cui lavoratori corrispondono alla figura del c.d. Security Contractor.
Fino ad ora l’assenza di una normativa italiana specifica per il settore delle PMSCs e dei Security Contractors ha fatto sì che i servizi di sicurezza per aziende private e pubbliche italiane che operano all’estero siano stati appannaggio di società straniere perché, di fatto, non ci sono aziende private nazionali che operano in questo settore. In altre parole: sono contractors stranieri a garantire che le aziende italiane possano operare all’estero in Paesi a rischio.

Entrambi i testi normativi, tuttavia, sono assolutamente in distonia con la regolamentazione internazionale in materia, non potendo, conseguentemente, consentire alle grandi aziende italiane – ma anche straniere – di avvalersi di società di sicurezza privata italiane per tutti i servizi che esse necessitano all’estero, segnatamente in paesi ad alto rischio antropico.

Anche sulla base dell’attuale provvisorio quadro regolamentare insufficiente, la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati della Repubblica italiana ha chiesto l’audizione informale di Giovanni Piero Spinelli, CEO di STAM STRATEGIC & PARTNERS GROUP LTD, il quale è stato ascoltato in merito alle proposte di legge.

Durante la sua relazione Spinelli ha evidenziato che l’attuale fatturato medio nel settore della sicurezza privata mondiale oscilla tra i 250 e 400 miliardi di U$, e l’Italia ne è completamente fuori, perché non si è adeguata a documenti internazionali come il ‘’Montreaux’’ del 2008, che riconosce le attività delle PMS’C (Private Military & Security Company), di cui l’Italia è firmataria dal 2009.
Nonostante ciò l’Italia non ha neanche aderito all’ICOCA (International Code Conduct for Private Security Service Providers Association) a differenza di paesi come: USA, Inghilterra, Svizzera, Svezia, Norvegia, Australia e Canada, i quali oggi detengono il monopolio di questo settore. Ne consegue oggettivamente che l’Italia è in ritardo di circa 70 anni!!!!

Sotto altra prospettiva, il CEO di STAM Strategic & Partners Group Ltd ha rimarcato che, nonostante il vuoto normativo, le più grandi corporate italiane si sono sempre avvalse e continuano ad avvalersi di PMS’C straniere, con un triplice paradosso:
1. Trasferimento di capitale italiano all’estero.
2. Agevolazione delle attività di tipo FIE (Foreign Intelligence Entity), con la conseguenza di non riservare piani strategici industriali del nostro paese, e di questo le agenzie d’intelligence italiane ne sono a conoscenza.
3. Il paradosso del paradosso è che le stesse PMS’C straniere riconoscono nei ‘’Security Contractors’’ di cittadinanza italiana una grande potenziale umano, che tuttavia viene impiegato esclusivamente in attività di manovalanza operativa, escludendolo dalla gestione delle informazioni.

Con riguardo ai punti di criticità delle proposte di legge, Gianpiero Spinelli ha proposto di creare una struttura normativa che preveda anche in Italia la figura del ‘’Security Contractor’’, essendo necessario, innanzitutto, introdurre il principio della protezione fisica personale (attualmente di esclusivo appannaggio dello Stato). Soltanto in questo modo, infatti, è possibile creare reali opportunità lavorative per la tutela degli interessi e dei dipendenti delle società italiane in tutte le attività di sicurezza in senso dinamico.
A differenza, invece, delle attività di sicurezza c.d. statiche che non vengono quasi mai appaltate a soggetti stranieri operanti in paesi ad alto rischio per una triplice ragione:
a) Il personale addetto alla sicurezza dell’infrastruttura è ‘’Native’’, in quanto è necessario, tramite operazioni di cooperazione e di consenso, coinvolgere persone aderenti al territorio, per fungere da sensori attivi, al fine di creare una bolla di sicurezza in grado di ridurre rischi di tipo antropico che possano mettere in pericolo l’installazione (attentati terroristici, sabotaggi, azioni di organizzazioni criminali etc…).
b) In mancanza di impiego di personale nativo, si possono creare delle fratture con le amministrazioni di pubblica sicurezza, legittimate al rilascio delle autorizzazioni e licenze necessarie per lo svolgimento delle attività.
c) L’impiego di personale nativo è altresì necessario per facilitare le relazioni e le liaisons all’interno di realtà claniche e tribali altamente complesse, capaci di fornire supporto dinamico onde garantire le relazioni di convivenza con l’apparato sociale locale.

Da tale disamina ne rinviene che in tutte le attività di proiezione estera le ‘’Guardie Giurate’’ o ‘’Security Contractors’’ all’estero, potrebbero svolgere unicamente le seguenti mansioni:
a) Third Country National (TCN), funzioni di coordinamento del dispositivo di sicurezza statica dell’installazione affidato a personale nativo.
b) Expatriate, soggetti che svolgono sia l’attività informativa, sia quella di protezione ravvicinata armata del personale tecnico, operante sia all’interno che all’esterno delle installazioni.

Oltre a individuare le lacune del tessuto normativo oggetto delle proposte di legge su indicate, la STAM Strategic & Partners Group ha depositato delle memorie scritte che indicano, tra l’altro, un nuovo schema normativo da adottare, individuando un vero e proprio binario di partenza nell’incapacità delle attuali strutture e capacità patrimoniali degli istituti di vigilanza di competere con le PMS’C già esistenti. Trattasi di una considerazione meramente oggettiva da cui è opportuno affondare le radici per fare un breve approfondimento.
In primis, le PMS’C straniere sono realtà imprenditoriali altamente agili e dinamiche, legate ad holding e strutture finanziarie intensamente strutturate e supportate da importanti fondi di investimento. Esse, inoltre, sono in grado di mettere a disposizione capacità e know-how di primissimo livello, attivabili e schierabili sul terreno in tempi molto più rapidi di forze governative non predisposte. Per questi motivi è necessario che gli Istituti di Vigilanza debbano trasformarsi, per le attività all’estero, in PMS’C, onde poter essere ingaggiate dalle grandi corporates italiane e non solo.
Per poter costruire un binario solido dove posizionare gli Istituti di Vigilanza/neo PMS’C italiane è necessario seguire i seguenti step:
1) Creazione di ente di controllo specifico dei requisiti tecnici e morali per svolgere le attività in questione.
2) Previsione di enti di formazione fiscalizzati dall’ente di controllo, che devono essere soggetti differenti dagli istituti di vigilanza.
3) Conformità agli standard internazionali.
4) Superamento del concetto di omogeneità del curriculum militare.

Proprio su quest’ultimo punto, dopo la relazione del CEO di STAM, vi sono stati alcuni interventi dei componenti della I Commissione Affari Costituzionali, in cui si è sostanzialmente ritenuta la necessità di impiegare ex militari, purché formati secondo i canoni internazionali, per questo tipo di attività all’estero in quanto sono gli unici ad essere affidabili avendo prestato giuramento di fedeltà all’Italia.
Tale concetto è privo di alcun criterio di logica per una duplice motivazione.
In primo luogo, come sostenuto dallo Spinelli, la fedeltà all’Italia rinviene anche dalla cittadinanza italiana, che principalmente si acquisisce alla nascita, e non solo dall’aver fatto parte delle forze armate.
Secondariamente, gli Istituti di Vigilanza e le neo PMS’C italiane non dovranno necessariamente lavorare per aziende italiane, nonostante l’obbiettivo principale delle ridette proposte di legge sia questo.

Trattasi di errori concettuali, obbiettivamente confutabili con la sola indicazione delle esperienze maturate da altri Paesi ormai da 70 anni – tra le quali non v’è mai stato né tuttora v’è l’obbligatorietà del requisito di essere un ex militare per svolgere la professione del Security Contractor (o Guardia Giurata all’estero).

Tali errori, tuttavia, sono giustificabili in quanto la materia oggetto dell’audizione e delle proposte di legge – qualora queste dovessero realmente essere indirizzate (con emendamenti ad hoc) verso la previsione e regolamentazione anche in Italia di PMS’C – è altamente complessa. Dal diritto internazionale umanitario si passa all’autoregolamentazione nazionale e internazionale, per entrare, successivamente, nel vivo degli aspetti tecnici della sicurezza e della difesa di tutte attività da svolgere overseas.

Conclusivamente è possibile ritenere che si è assistito ad un dibattito davvero interessante, che ha ad oggetto un tema delicatissimo qual è quello della sicurezza delle aziende italiane e del loro personale all’estero. Tanto che, successivamente, in data 19/11/2019 vi è stato un ulteriore abbinamento alle suddette proposte di legge, segnatamente quello della proposta di legge C. 1830. Questo dimostra l’alto livello di attenzione del legislatore italiano sul settore della sicurezza privata all’estero, la quale può essere opportunamente sfruttata sul piano politico per rafforzare il peso di un Paese come l’Italia che attualmente è debole dal punto di vista internazionale

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