By Giovanni Piero Spinelli, CEO & Director of Intelligence Division of STAM Strategic & Partners Group Ltd, April 2020

Esistono molti interrogativi riguardo a quello che sarà nel periodo post-pandemia e su come la recessione, l’arresto dell’economia mondiale e la contrazione sulla crescita potrebbero in qualche modo innescare grandi crisi legate alla sicurezza dei paesi maggiormente colpiti dal virus.

Le minacce alla salute sono minacce alla sicurezza e viceversa; pertanto, devono essere affrontate congiuntamente, sia durante l’emergenza sanitaria sia soprattutto successivamente, in virtù del fatto che l’emergenza non è limitata solo al momento di confliction ma anche di deconfliction.

Il coinvolgimento del settore della sicurezza nelle crisi sanitarie e nelle risposte alle emergenze è ormai una costante che vede in campo attori variegati sia delle istituzioni che del mondo privato, che operano in maniera sia interna che esterna, chiaramente con responsabilità diverse, con un’estensione operativa sia a livello regionale che internazionale. Il dopo di qualsiasi cosa è sempre molto incerto ed è chiaro che crea timori e paure, sicuramente giustificate ma molte volte costruite e ingegnerizzate.

Analizzando nello specifico il post pandemia non possiamo non pensare al fatto che potrebbero crearsi situazioni di altissima contingenza all’interno di un sistema a geometria variabile, dovuta soprattutto allo sgretolamento di vecchie alleanze o al loro indebolimento e alla nascita di nuove realtà, che attualmente sono indefinite e che in qualche modo influenzeranno la sicurezza degli stati e soprattutto della società.

Ma ancora più vistoso sarà lo strappo tra la società e le istituzioni, questo dovuto ed accentuato dal disagio sociale, esasperato sia dalle diseguaglianze territoriali che quelle tra i cittadini, con l’ulteriore erosione del ceto medio e la divaricazione più severa tra ricchi e poveri.

Chiaramente non entrerò in merito a quelle che potrebbero essere possibili derive autoritarie, ancora non definite, ma sicuramente un confronto anche importante tra società e stato è un evento definibile e potenzialmente definito.

Non è facile definire questa asimmetria altamente articolata che ha intrappolato la vita della società mondiale in un orizzonte temporale molto compresso e di durata altamente non definita, oltre alla precettazione di alcuni diritti basilari del cittadino come la segregazione sociale o addirittura il diritto di protesta, miscelato con la mancanza di beni di prima necessità che potrebbe innescare reazioni violente che potrebbero estendersi fino a livello di conati insurrezionali.

Non può essere sottovalutato il fatto che si stanno verificando dei precedenti pericolosi, che potrebbero dare vita ad un sistema con derive autoritarie, questo non in riferimento ad un particolare paese o ad una particolare area geografica, ma a livello interregionale.

Non è escluso che ci possa essere una specie di liquidazione di una qualche figura di carattere democratico, tramite una specie di fantomatica sospensione dei diritti costituzionali in qualche modo giustificati.

Questo creerebbe un aumento dell’escalation e della confliction all’interno del tessuto sociale che in qualche modo imporrebbe uno stato d’emergenza, tramite norme non sfacciate ma giustificate dalla situazione d’emergenza sociale.

È tuttavia evidentissimo quale sarebbe l’impatto di un’attenuazione delle garanzie istituzionali, protratte nel tempo: chiaramente le popolazioni non rimarrebbero impassibili.

LE ATTIVITÀ FIE (FOREIGN INTELLIGENCE ENTITIES)

Nel dibattito all’interno dell’International Intelligence Community attualmente ci si sta interrogando sulle possibilità di attività d’intelligence speculativa all’interno dell’evento catastrofico (mi riferisco alla pandemia) da parte di FIE (Foreign Intelligence Entities), proprio al fine di creare nuovi assetti e alleanze e sgretolarne le vecchie, con il fine di acquisire vantaggi variegati e sfruttare l’opportunità assolutamente non formalizzata, sia nella durata che nella modalità.

Chiaramente l’attività di disinformazione e manipolazione potrebbe essere largamente usata anche nei confronti della società, che potrebbero diventare elemento inconsapevole, attivabile tramite il termometro della crisi economica, per poter supportare o rovesciare questo o quel governo o partito politico, a seconda del livello di convenienza e di pura opportunità politica.

Abbiamo già detto che in questa particolare situazione post-pandemia il soggetto in causa, cioè le FIE, non hanno scopi limitati, ma ci potrebbe essere un aumento delle superfici di attrito, al fine di creare condizioni necessarie per favorire i loro paesi con il supporto di un alleato che a sua volta risulterebbe il nemico endogeno della società compromessa.

LA CRIMINALITÀ  ORGANIZZATA

Le grandi organizzazioni criminali, tanto regionali come transnazionali, saranno direttamente coinvolte nelle attività di sgretolamento dell’assetto di stabilità sociale. Le attività di supporto e di assistenzialismo della società, e soprattutto delle classi più povere, diventerebbe un’operazione al fine di attirare consensi, creando un coordinamento multidimensionale finalizzato a coordinare qualsiasi tipo di azione anti sistema, con dei principi che in qualche modo si rifanno a concetti di carattere cooperativo civile e militare, con modelli paragonabili e per certi aspetti aderenti ai concetti di guerra rivoluzionaria. Chiaramente diventerebbe inevitabile la creazione di sacche di popolazione armata, con una gradazione che in qualche modo corrisponderebbe sempre di più ad una realtà esasperata, disorientata e pronta a minare qualsiasi consenso nei confronti del governo centrale.

Questa attività spingerebbe lo stato a negoziare con la criminalità, al fine di evitare attività eversive e ribellioni. Questo è già in corso.

TERRORISMO

Il terrorismo potrebbe essere un attore fortemente attivo sia nel periodo della pandemia che nel dopo pandemia. E’ importante ricordare che in questo periodo il rischio del contagio ha imposto a molti paesi la smobilitazione e la riduzione dei contingenti militari da aree altamente sensibili, che in pochissimo tempo potrebbero tornare nelle mani delle grandi organizzazioni terroristiche.

Il terrorismo potrebbe diventare un attore determinante, perché come sempre diventerebbe un vettore di grande disinformazione, a cui sarebbero attribuiti incarichi e responsabilità nel modo più univoco possibile , anche di attività e attentati in cui le organizzazioni terroristiche non sarebbero direttamente coinvolte.

Potrebbe essere  un grande elemento di lotta che si svilupperebbe indifferentemente su tutti i piani e in maniera multiforme, sfruttando importanti peculiarità, anche con la complicità della crisi economica, che indurrebbe i governi a soluzioni e alla messa in campo dello stato d’eccezione, giustificato da una specie di forma di gestione della crisi. Formalmente il terrorismo in tutte le sue sfaccettature potrebbe inconsapevolmente essere sotto una possibile subordinazione di tipo pretoriano, da parte di chi lo utilizzerebbe per i propri scopi di controllo sociale.

LE PRIVATE MILITARY & SECURITY COMPANIES

All’interno di una di scenario in cui i caratteri di globalità asimmetrica e di instabilità, non solo economica ma soprattutto sociale, determinano quelle condizioni in cui esiste un impennata dei rischi di carattere antropico, quanto meno da un punto di vista sostanziale, questi attori privati o para governativi diventeranno protagonisti importanti, non solo per la difesa del business ma di molti interessi strategici non solo regionali ma transnazionali, paradossalmente riuscendo a coprire quei vuoti istituzionali, creati appositamente o no. Sicuramente ci sarà una interoperabilità riguardo ai ruoli di controllo contro le varie minacce non solo di tipo antropico ma anche naturale. D’altra parte è assolutamente illusorio pensare che i governi da soli saranno in grado di controllare situazioni di tipo degenerativo in cui i rischi e le minacce potrebbero assumere le sembianze di un gorgo capace di risucchiare diversi ambiti della vita sociale fortemente compromessa dalla crisi economica altamente pervasiva.

In queste condizioni le PMS’C acquisiranno maggiore spazio, garantendo il giusto compromesso alla messa in sicurezza di diversi settori produttivi, con un incremento di circa il 35%.