By Alessia Trotta, Intelligence & Political Advisor of STAM Strategic & Partners Group Ltd, July 2020

Lo scorso 5 luglio i palestinesi hanno lanciato tre razzi dalla Striscia di Gaza sul territorio di Israele. A denunciarlo l’esercito israeliano. Nessuna rivendicazione immediata da parte palestinese. Nel sud di Israele sono subito suonate le sirene d’allarme mettendo in agitazione la popolazione.
Non è tardata la risposta dell’aviazione israeliana che, tramite il portavoce militare israeliano, ha fatto sapere che durante la risposta sono state centrate “infrastrutture sotterranee appartenenti al gruppo terroristico di Hamas”.
A fine giugno, Hamas aveva avvertito Israele che la pianificazione dell’annessione di parte della Cisgiordania equivaleva a “una dichiarazione di guerra”. È indubbio che Hamas ed i suoi sostenitori abbiano nelle loro menti una confusione tale in merito alla divisione della Cisgiordania avvenuta durante il processo di Oslo. Confusione, la loro, da non essere trascurata, considerando le loro reazioni nei confronti di Israele.
Israele non vuole occupare alcun territorio, tanto meno annetterlo. Annessione significa “atto con cui uno stato amplia il proprio territorio estendendo la propria sovranità su quello di un altro”. Le zone della Giudea e della Samaria, su cui Israele vuole estendere la sua legge civile, appartengono a quelle zone che, durante gli Accordi di Oslo del 1993, vennero attribuite all’amministrazione Israeliana. Tali zone, in seguito alla vittoria della Guerra dei Sei giorni – aggressione degli eserciti arabi nei confronti di Israele – erano già sotto il controllo israeliano dal 1967. Non va dimenticato, inoltre, che l’Accordo di Oslo ebbe come firmatari l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e l’Unione Europea e gli USA come testimoni!
D’altra parte, i territori oggetto della polemica sono stati occupati illegalmente dalla Giordania dal 1948 al 1994. La Giordania, infatti, insieme ad Egitto, Siria ed altri stati arabi cercò in ogni modo di impedire la nascita dello Stato di Israele ma nel 1994, in seguito ad un trattato di pace, rinunciò alla zona che aveva occupato senza alcun riconoscimento internazionale.
Nel 1922 Giudea e Samaria facevano parte del Mandato Britannico, secondo le indicazioni date dalla Società delle Nazioni che lo aveva istituito su tutto l’attuale territorio di Israele e della Giordania, al preciso scopo di costituire una “casa nazionale” – ovvero uno stato – per il popolo ebraico. Il territorio oggetto del Mandato venne quasi subito diviso in due regioni politiche: la parte ad est del Giordano agli arabi, che divenne poi Regno di Giordania; la parte ad ovest del Giordano per gli ebrei. È indubbio che i due stati ci sono ed anche da molto tempo.
L’intenzione di Israele non è quindi annettere o occupare nulla ma semplicemente estendere la legge civile israeliana nei territori liberati nel 1967, abolendo di conseguenza il regime militare.
La Palestina, nonostante ciò, continuerà a cercare di intimidire Israele attraverso il lancio di missili e perlopiù su zone abitate da civili. Israele non potrà fare a meno di rispondere. Dall’Europa partiranno sicuramente tentativi per imporre sanzioni allo Stato Ebraico e dagli USA non potranno mancare le solite lettere minacciose a firma dei senatori americani che remano contro Trump e contro ogni suo programma. Nulla di nuovo. A dare manforte provvederanno, quasi sicuramente, anche la maggior parte dei rappresentanti del centro sinistra italiano. Tutto ciò avverrà senza tener conto che non c’è alcuna base legale su cui poggiarsi poiché, di fatto, l’Autorità Palestinese non è assolutamente uno stato secondo i criteri internazionalmente riconosciuti. Oltretutto, mai le è stata ceduta la sovranità su Giudea e Samaria.
La soluzione di Trump, ovvero la possibilità da parte di Israele di applicare la sua sovranità su Giudea e Samaria in quanto essenziali per la sua sicurezza, è per molti discutibile ma, rispetto ad altre proposte del passato, è sicuramente quella con una base molto più logica.